Innesto e Riscostruzione

L’INNESTO

 

 

L'innesto è l'unione di due organismi viventi, consistendo nell'abbinamento dei tessuti della barbatella (la parte aerea, fruttifera) al portainnesto (apparato radicale) per ottenere una saldatura (un legame biologico) che li unisce in un unico individuo.

 

In viticoltura, si tratta generalmente di un innesto di Vitis vinifera che dà la parte aerea e fruttifera della nuova pianta, ed è impiantato su un individuo naturalmente resistente alla fillossera, che fornisce la parte radicale della nuova pianta.


Molte tecniche ancestrali sono state riabilitate alla fine del XIX secolo.

 

Se l’innesto viticolo è conosciuto da diversi millenni, è rimasto storicamente riservato, poiché la vite si moltiplica meravigliosamente in modo vegetativo, per mezzo della talea, marcottage o provvidenza.

 


La crisi fillosserica e la ricostruzione ne sono stati i promotori universali.

 

Diverse tecniche sono conosciute fin dall’antichità, come gli innesti a fessura piena, laterale, a stemma, per approccio, a tratto di Giove, in corona, in incrostazione ecc... Le tecniche di fessura inglese semplici o complicate risalgono al XVII secolo.

Sin dall’inizio della Ricostituzione sono state messe a punto numerose macchine che assistevano al taglio dell’innesto e talvolta del portinnesto. Il montaggio avviene a mano.

 

All’intorno degli anni '80, nuove macchine permisero di meccanizzare completamente i innesti e di produrre quelle che si chiamano "innestate-saldate".

 

Oggigiorno, le piante di viti provenienti dal vivaio viticolo provengono quasi esclusivamente da materiale vegetale clonale e vengono assemblate meccanicamente.

Chip_série_16102009_045_-_Copie
Anglaise manuelle
DSC02004
Trait de Jupiter
Greffon mep - Copie
Assemblage 14
1/1
IMPATTI DEL INNESTO

Indipendentemente dalla tecnica di innesto utilizzata, essa genera la formazione di un rigonfiamento di saldatura che modifica obbligatoriamente la fisiologia e conseguentemente la nutrizione della nuova pianta.


L’eminente biologa specializzata nell’innesto vegetale, Danielle Scheidecker, spiegava così il fenomeno, nel 1961: « L’intervento chirurgico dell’innesto ha come conseguenza la formazione del rigonfiamento cicatriziale di saldatura. La struttura anatomica di questo rigonfiamento, struttura che determinerà in gran parte il suo ruolo fisiologico, varia notevolmente da un innesto all’altro ».

Essa dipende dalla natura delle piante in gioco, ma anche dalla loro età e dal loro stadio di sviluppo al momento dell’operazione, nonché dalla tecnica di innesto scelta» («Il trapianto, le sue condizioni anatomiche, le sue conseguenze fisiologiche e gli eventuali risultati genetici»).

Così, se le antiche vigne potevano vivere multicentenarie (v. Bosc), con l’innesto, videro la loro aspettativa di vita medio ridursi al semplice secolo - d’altronde le nostre vecchie vigne lo testimoniano.


Con la creazione e la generalizzazione di piante di viti industriali e meccanizzate, negli anni '80, le barbatelle innestate sono diventate dei veri e propri "consumabili" la cui aspettativa di vita media è di una trentina d’anni.